Giandomenico Amendola

Fino al 2011 ordinario di Sociologia Urbana presso l'Università di Firenze, ha insegnato la stessa disciplina anche al Politecnico e all'Università di Bari. Ha svolto attività di ricerca e di insegnamento in numerose università italiane e straniere, tra cui il Massachusetts Institute of Technology di Cambridge MA. Dal 2001 al 2004 è stato presidente dell’Associazione Italiana di Sociologia.
E’ autore di numerosi volumi, largamente tradotti, tra cui Uomini e Case: i presupposti sociologici della progettazione architettonica (Dedalo 1985 e 1991), La città postmoderna – magie e paure della metropoli contemporanea (Laterza 1997 e 2006); Culture & Neighbourhoods: perspectives and keywords (Council of Europe Publishing 1998), Scenari della Città Prossima Ventura (Laterza 2000); con Dennis Frenchman, Anne Beamish e William J. Mitchell, Technological Imagination and the Historic City: Florence, (Liguori 2009); Il Brusio delle città: le architetture raccontano (Liguori 2013).

#La città nasce grazie ad un patto tra diversi. La vicenda di Babele e della sua torre spezzata è in questo senso esemplare. Tribù nomadi, racconta la Genesi, decisero di fermarsi e di costruire una città, la prima, di cui la più alta delle torri sarebbe stata il simbolo. Dio, considerando ciò un peccato di orgoglio, bloccò la costruzione confondendo le lingue, facendo cioè delle differenze della città un problema. Non riuscendo a gestire le differenze la città si dissolse prima ancora di nascere.